Storia del Brasile

Origini del territorio brasiliano

Quando il capitano portoghese Pedro Alvares Cabral approdò sulle coste del Brasile era l’anno 1500. Come Cristoforo Colombo penso di essere giunti in India ma le dimensioni della nuova terra e l’incontro con gli indigeni lo convinsero che quello non poteva essere che un territorio sconosciuto ed inesplorato. In realtà la scoperta venne a coronare precedenti tentativi da parte dei portoghesi di trovare nuove frontiere e a questo scopo negli anni che la precedettero furono investite di enormi ricchezze derivanti dal commercio con l’Oriente.

Con il trattato di Tordesillas, Spagna e Portogallo si erano divisi l’Atlantico in due zone di intervento: le isole e le terre dell’emisfero Orientale spettavano al Portogallo, quelle dell’emisfero occidentale alla Spagna. Iniziò così la colonizzazione massiccia del Brasile. Intorno al 1750 l’America Portoghese comincia ad entrare in crisi. Con la fondazione di nuove città e l’aumento della popolazione e quindi della complessità sociale, si riduce l’influenza del Portogallo, che si trova a dover fronteggiare i conflitti e le istanze di autonomia della colonia.

La schiavitù fu abolita solo nel 1888 qualche anno prima della nascita della Repubblica Brasiliana ma molti schiavi dovettero riprendersi la libertà riscattando il prezzo pagato dal padrone per il loro acquisto. In realtà l’impero schiavista si mantenne vivo fino all’inizio di questo secolo quando gli schiavi neri furono sostituiti dalla forte immigrazione proveniente dalle aree povere e agricole d’Europa. Con l’inizio del nuovo secolo parte il progetto di industrializzazione con l’investimento di grossi capitali nel settore tessile e in quello agricolo in seguito anche nell’industria alimentare.

La società brasiliana si evolve rapidamente, cresce l’urbanizzazione e nasce il movimento operaio accompagnato da una nuova politica che permette un accesso più facile alle forze sociali dello stato. Con la fine dell’Estado Novo nel 1945 e con il secondo governo Vargas si apre una fase di industrializzazione avanzata del paese concretizzata in una struttura monopolistica rivolta sia al mercato internazionale sia a quello interno.

L’urbanizzazione della città di San Paolo, Rio, Recife e Porto Alegre diventa un fenomeno incontrollabile sotto il nuovo slogan nazionalistico che vuole un Brasile moderno e avanzato. Si progetta quindi la città del futuro, Brasilia, che verrà inaugurata nel 1960. Nel 1989, a cento anni dalla proclamazione della repubblica, il popolo brasiliano è tornato alle urne per votare direttamente il suo presidente dopo una pausa di più di 20 anni. C’è molta emozione tra la gente e molta commozione fra i giovani che per la prima volta possono scegliere direttamente un candidato. Il vincitore sarà Collor de Mello che verrà aiutato nella sua capillare propaganda da numerose reti televisive.

C’è una breve frase che rende al meglio qualsiasi discorso sulle innumerevoli contraddizioni e i paradossi che contraddistinguono la situazione brasiliana, sia nel campo sociale che economico: “Isso è Brasil”, ossia Questo è il Brasile.

Nel suo uso corrente, indica anche una certa rassegnazione da parte dei brasiliani di fronte alle cose, un’impotenza di agire per cercare o modificare le cose, come un’abitudine della convivenza nel paradosso.

Uno dei paradossi è per esempio che è l’ottavo paese più industrializzato del mondo, ma la sua popolazione, per la precisione il 70% di essa, rimane esclusa dal mercato e dalla possibilità di godere dei frutti che derivano dalle immense ricchezze del paese che vanno dai legni pregiati al petrolio, alle pietre preziose all’oro. Possiamo definire il Brasile il paese delle impunità e della sprovvedutezza dove grandi e piccole ingiustizie non trovano quasi mai soddisfazione e dove succedono disastri che potrebbero essere evitati. Un paese di esuberante bellezze naturali, con enormi risorse, ricchezze, paradiso ecologico, riserva di ricchezze naturali.

L’informalità che regna tra i rapporti tra le persone, la varietà di cose da scoprire le tradizioni i costumi la musica la letteratura Danza, manifestazioni culturali e religiose. Sono tutti aspetti molto differenti uniti solo da una lingua comune come il portoghese, anch’essa lingua informale che comunque riesce a tenere assieme questo stravagante paese.

Nessun commento

Non c'è ancora nessun commento.

RSS feed dei commenti a questo articolo.

Al momento l'inserimento di commenti non è consentito.